Descrizione
Il Palazzo delle Poste della Spezia è il palazzo futurista di piazza Verdi, nel centro della città: mattoni rossi, travertino, una torre dell'orologio e, nascosto dentro la torre, un grande mosaico futurista. Lo progettò Angiolo Mazzoni e fu inaugurato il 12 novembre 1933 dal ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano.
La sorpresa è il mosaico futurista delle Comunicazioni, che riveste quasi del tutto le pareti interne della torre dell'orologio: circa 200 metri quadrati di tessere, a cui si arriva dall'atrio.
Lo firmarono due artisti futuristi. Fillia fece i pannelli delle comunicazioni via terra e via mare, Enrico Prampolini quelli del telegrafo, del telefono e del volo. Le tessere furono prodotte dalla Ceramica ligure Vaccari di Ponzano Magra.
La parte alta delle pareti e la volta sono rimaste in mattoni a vista. La luce scende da dodici finestre in cima alla torre e da due lunghe finestre verticali, e il colore sembra salire verso l'alto.
Fuori, il palazzo si alza su un'ampia scalinata in travertino, arretrato rispetto agli altri edifici della piazza. L'edificio ha una pianta a U e in facciata nove nicchie con alte aperture ad arco, tra il laterizio a vista e il bianco del travertino.
Dentro il rigore lascia spazio al colore dei marmi: il Portoro dell'isola Palmaria, lo Zebrino, il Rosso di Verona. Mazzoni disegnò tutto, dagli arredi alle lampade in vetro di Murano della vetreria Venini.
Sul lato sinistro, la scalinata Fillia sale verso via XX Settembre. Ai suoi piedi c'è la fontana futurista in marmo, laterizio e ceramica blu: in guerra la vasca fu in parte demolita per aprire l'ingresso a un rifugio antiaereo, ed è stata restaurata nel 2022.
Il palazzo prese il posto delle case del vecchio quartiere del Torretto, a ridosso della collina. Su quell'area doveva sorgere un nuovo teatro, al posto del demolito Politeama Duca di Genova, ma nel 1928 si scelse di costruire le Poste.
Le leggi di allora imponevano di spendere una parte del costo degli edifici pubblici in opere d'arte: è così che le Poste spezzine ebbero il loro mosaico.
Anche la piazza è cambiata: la fila di pini marittimi piantata per far risaltare il palazzo è stata tolta nel 2015 per il progetto di riqualificazione dell'artista Daniel Buren.
La sorpresa è il mosaico futurista delle Comunicazioni, che riveste quasi del tutto le pareti interne della torre dell'orologio: circa 200 metri quadrati di tessere, a cui si arriva dall'atrio.
Lo firmarono due artisti futuristi. Fillia fece i pannelli delle comunicazioni via terra e via mare, Enrico Prampolini quelli del telegrafo, del telefono e del volo. Le tessere furono prodotte dalla Ceramica ligure Vaccari di Ponzano Magra.
La parte alta delle pareti e la volta sono rimaste in mattoni a vista. La luce scende da dodici finestre in cima alla torre e da due lunghe finestre verticali, e il colore sembra salire verso l'alto.
Fuori, il palazzo si alza su un'ampia scalinata in travertino, arretrato rispetto agli altri edifici della piazza. L'edificio ha una pianta a U e in facciata nove nicchie con alte aperture ad arco, tra il laterizio a vista e il bianco del travertino.
Dentro il rigore lascia spazio al colore dei marmi: il Portoro dell'isola Palmaria, lo Zebrino, il Rosso di Verona. Mazzoni disegnò tutto, dagli arredi alle lampade in vetro di Murano della vetreria Venini.
Sul lato sinistro, la scalinata Fillia sale verso via XX Settembre. Ai suoi piedi c'è la fontana futurista in marmo, laterizio e ceramica blu: in guerra la vasca fu in parte demolita per aprire l'ingresso a un rifugio antiaereo, ed è stata restaurata nel 2022.
Il palazzo prese il posto delle case del vecchio quartiere del Torretto, a ridosso della collina. Su quell'area doveva sorgere un nuovo teatro, al posto del demolito Politeama Duca di Genova, ma nel 1928 si scelse di costruire le Poste.
Le leggi di allora imponevano di spendere una parte del costo degli edifici pubblici in opere d'arte: è così che le Poste spezzine ebbero il loro mosaico.
Anche la piazza è cambiata: la fila di pini marittimi piantata per far risaltare il palazzo è stata tolta nel 2015 per il progetto di riqualificazione dell'artista Daniel Buren.