Descrizione
Piazza Giuseppe Verdi è il centro della Spezia moderna: più un largo viale che una piazza, tra palazzi liberty, déco ed eclettici, con in fondo il Palazzo delle Poste e, davanti, gli archi colorati dell'artista Daniel Buren.
Il pezzo forte è il Palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni e inaugurato nel novembre 1933. Ha forme squadrate in mattoni a vista e travertino, rialzate da un'ampia scalinata, e una possente torre dell'orologio.
Dentro la torre c'è il mosaico futurista, circa 200 metri quadrati di tessere che rivestono le pareti. Lo eseguirono nel 1933 Fillia e Prampolini sul tema delle comunicazioni, via terra, per mare, per telegrafo, per telefono e per aria.
Le sale interne hanno ricchi marmi colorati, dal Portoro della Palmaria al Rosso di Verona. Mazzoni disegnò anche gli arredi e le lampade, in vetro di Murano. A fianco, la scalinata Fillia sale verso via XX Settembre e ai suoi piedi c'è la fontana futurista, in marmo, laterizio e ceramica blu, restaurata nel 2022.
Un'altra cosa da guardare è il Grattacielo del 1927, di Ermenegildo Panconi. Ha statue sul colmo del tetto e decorazioni nei punti meno attesi: granchi, catene, leoni e grandi facce che sporgono dalla cornice, come i mostri delle cattedrali gotiche.
Poco oltre il Palazzo degli Studi, in alto, sta la liberty Villa Marmori, costruita nel 1923 da Franco Oliva. Ha vetrate policrome, ed è sede del Conservatorio dal 1984. Dal centro della piazza si vede anche Casa Bertagna, del 1933, che con le sue linee verticali sembra una torre.
Il Palazzo degli Studi, inaugurato nel 1923 alla presenza di Vittorio Emanuele III, ospita due scuole. Palazzo Giachino, del 1912, con le bifore e gli archi acuti guarda all'architettura romanico-gotica dell'Italia centrale.
Fino al 1928 circa la piazza era chiusa da un teatro, il Politeama Duca di Genova, e dalle vecchie case del quartiere del Torretto. Furono demolite nel grande piano che cambiò la faccia della città.
Per decenni al centro corse una fila di pini marittimi. Nel 2015 furono tolti per il progetto di Daniel Buren, che ha ridisegnato la piazza con i suoi archi colorati, inaugurata il 30 dicembre 2016.
Il pezzo forte è il Palazzo delle Poste, progettato da Angiolo Mazzoni e inaugurato nel novembre 1933. Ha forme squadrate in mattoni a vista e travertino, rialzate da un'ampia scalinata, e una possente torre dell'orologio.
Dentro la torre c'è il mosaico futurista, circa 200 metri quadrati di tessere che rivestono le pareti. Lo eseguirono nel 1933 Fillia e Prampolini sul tema delle comunicazioni, via terra, per mare, per telegrafo, per telefono e per aria.
Le sale interne hanno ricchi marmi colorati, dal Portoro della Palmaria al Rosso di Verona. Mazzoni disegnò anche gli arredi e le lampade, in vetro di Murano. A fianco, la scalinata Fillia sale verso via XX Settembre e ai suoi piedi c'è la fontana futurista, in marmo, laterizio e ceramica blu, restaurata nel 2022.
Un'altra cosa da guardare è il Grattacielo del 1927, di Ermenegildo Panconi. Ha statue sul colmo del tetto e decorazioni nei punti meno attesi: granchi, catene, leoni e grandi facce che sporgono dalla cornice, come i mostri delle cattedrali gotiche.
Poco oltre il Palazzo degli Studi, in alto, sta la liberty Villa Marmori, costruita nel 1923 da Franco Oliva. Ha vetrate policrome, ed è sede del Conservatorio dal 1984. Dal centro della piazza si vede anche Casa Bertagna, del 1933, che con le sue linee verticali sembra una torre.
Il Palazzo degli Studi, inaugurato nel 1923 alla presenza di Vittorio Emanuele III, ospita due scuole. Palazzo Giachino, del 1912, con le bifore e gli archi acuti guarda all'architettura romanico-gotica dell'Italia centrale.
Fino al 1928 circa la piazza era chiusa da un teatro, il Politeama Duca di Genova, e dalle vecchie case del quartiere del Torretto. Furono demolite nel grande piano che cambiò la faccia della città.
Per decenni al centro corse una fila di pini marittimi. Nel 2015 furono tolti per il progetto di Daniel Buren, che ha ridisegnato la piazza con i suoi archi colorati, inaugurata il 30 dicembre 2016.